SAGRE E FESTE D’AUTUNNO: 7 APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Sapori, colori e profumi d'autunno

Sapori, colori e profumi d’autunno.

Feste contadine che ti faranno entrare nel cuore della vita agreste della Valle d’Aosta.

 

L’autunno è una stagione meravigliosa e ricca di appuntamenti che testimoniano la sinergia tra agricoltura, territorio, tradizione e turismo. Sei pronto a partire per questo gustoso viaggio alla scoperta di sagre e feste d’autunno?

 

1. Wine and Cheese – Torgnon, 2 settembre 2023

Un percorso goloso che ospita produttori di vino e formaggi valdostai e che si sviluppa all’interno della magnifica cornice del paese di Torgnon.

 

2. Fiera del Bestiame – Valpelline, 17 settembre 2023

La “Féa de Valpelline” ha antiche origini ed era la prima fiera autunnale dopo la discesa delle mandrie dagli alpeggi. Oggi la fiera affianca all’aspetto agricolo/commerciale la promozione e la valorizzazione delle tradizioni del territorio, dando spazio all’enogastronomia con degustazione della “seupa à la Valpellinentze” e all’artigianato locale.

 

3. Festa dell’Uva – Chambave, 21-24 settembre 2023

Il borgo di Chambave diventa il luogo di accoglienza di la “Féta di Resén”. Appassionati di vino e addetti ai lavori vivono un’atmosfera di festa e di immersione in un territorio a vocazione vitivinicola. Degustazione di prodotti locali, esposizione fotografica, conferenza tematica ed esposizione di grappoli sono solo alcuni degli appuntamenti organizzati.

 

4. Il Ritorno a Valle delle Mandrie dagli Alpeggi – Valtournenche, 23 settembre 2023

La giornata della “Désarpa” è un avvenimento tradizionale molto sentito dalla comunità rurale valdostana e, in particolare, per gli allevatori rappresenta un giorno di festa, da condividere con tutta la popolazione. Musica, danze, eccellenze enogastronomiche sono il contorno di questa festa d’autunno.

 

5. Festa del Pane – La Magdeleine, 30 settembre/1° ottobre 2023

“Du Blé au Pain” è la storia di antichi mulini, forni e pane di segale. Ogni villaggio valdostano era provvisto di almeno un forno comunitario, dove le famiglie cuocevano a turno il pane per il proprio consumo, di solito una volta l’anno, all’inizio dell’inverno. Questa consuetudine è ancora attuale in molti villaggi. Il mercato agricolo “Martsé dou Pan Ner, il processo di panificazione e cottura del pane ed il tour lungo il sentiero dei mulini sono un’esperienza da fare con tutta la famiglia.

 

6. Festa delle Mele – Antey-Saint-André, 7-8 ottobre 2023

“Mele Vallée” è la mostra mercato dedicata al frutto più diffuso nella nostra regione con numerose varietà e presentate sotto varie declinazioni. Un fine settimana dal sapore autunnale che riunisce i produttori valdostani di mele ed attira numerosi visitatori che possono partecipare ad iniziative collaterali rivolte a grandi e piccini.

 

7. Sagra del Miele – Chatillon, 27-29 ottobre 2023

Nelle vie del borgo si possono degustare e acquistare i mieli direttamente dai produttori. Tante sono le manifestazioni collaterali: dalle esposizioni di antichi attrezzi per l’apicoltura alle degustazioni dei mieli vincitori del concorso a loro dedicato. Un dolce appuntamento per salutare l’autunno.

 

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Abbiamo stuzzicato sufficientemente il tuo palato e la voglia di organizzare un fine settimana in Valle d’Aosta per scoprire i prodotti a km zero che l’autunno offre?

Ti aspettiamo a Maison du Tatà: scegli, prenota il tuo appartamento su  www.maisondutata.it  e usufruisci dell’angolo cottura per cimentarti in gustose ricette con i nostri prodotti locali.

Cordialmente

Chiara N. 🤍

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BIANCHE TORRI E UN PERCORSO MUSEALE MULTIMEDIALE – Castello di Aymavilles

Il castello di Aymavilles

Ad Aymavilles, circa 42 km da Antey-Saint-André, si trova l’ultimo gioiello architettonico entrato a fare parte della ricca rete di castelli della Valle d’Aosta.

Le quattro possenti torri del castello si innalzano tra i vigneti, disegnando una dimora medievale e barocca, unica e dal fascino insolito.

Una visita al castello di Aymavilles è certamente da aggiungersi alle mete primaverili consigliate in uno dei nostri precedenti articoli.

Scopriamo ora qualcosa in più sulla sua storia e sulla sua architettura.      

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LE ORIGINI DEL CASTELLO

Risale al 1207 la notizia di una prima casaforte cinta da mura, quando i Signori del luogo erano i De Amavilla.

Le prime importanti trasformazioni si verificano nel corso del XIV secolo quando il castello diviene di proprietà di Aimone di Challant che conferisce alla struttura un aspetto più signorile e imponente.

L’aspetto attuale del castello e la realizzazione dei quattro torrioni sono opera di Amedeo di Challant, figlio di Aimone, che porta a termine i lavori di trasformazione del castello.

Il castello rimane di proprietà della famiglia Challant fino al 1565, quando alla morte di Renato di Challant, passa nelle mani di Federico Mandruzzo, nobile trentino sposato con Isabella, figlia del defunto Signore di Challant.

Nel 1696 il castello ritorna a far parte del patrimonio degli Challant e tra il 1715 e il 1728 il barone Joseph-Félix de Challant fa inserire nell’architettura del castello elementi tardo-barocchi, stucchi e comanda la realizzazione dello scalone esterno a doppia rampa.

Nel 1804 Philippe-Maurice Challant, non avendo eredi, lascia i suoi averi alla nipote Teresa, sposata con il conte Vittorio Cacherano Osasco della Rocca d’Arazzo il cui figlio, oltre a destinare il castello a sede delle sue collezioni d’arte e di antichità, si fa promotore di nuove campagne decorative sulle porte e sulle pareti del castello, secondo il gusto neoclassico e orientaleggiante molto in voga all’epoca.

Nel 1970 il castello diviene di proprietà della regione Valle d’Aosta.

IL PERCORSO MUSEALE

La visita guidata e le installazioni multimediali permettono di scoprire la storia del castello attraverso le fasi salienti della sua trasformazione, legate alle diverse famiglie che lo hanno abitato.
Il percorso museale si snoda su quattro livelli:

🏰 Livello I – la storia delle famiglie che si sono avvicendate nel castello: al piano terreno le sale illustrano le vicende della casata Challant e dei Bombrini, ultimi proprietari del castello prima dell’acquisto da parte della Regione autonoma Valle d’Aosta

🏰 Livello II – il collezionismo ottocentesco, da Vittorio Cacherano della Rocca Challant alla collezione della Accademia di Sant’Anselmo: al primo piano il grande salone rappresenta il punto di snodo tra la storia del castello e la nascita della raccolta della associazione culturale valdostana nel XIX secolo a cui sono dedicate tutte le stanze di questa sezione

🏰 Livello III – le stanze di Madama Giovane e la collezione della Accademia di Sant’Anselmo: l’esposizione convive con le testimonianze di vita quotidiana al castello nell’Ottocento

🏰 Livello IV – le fasi evolutive del castello e il soffitto ligneo del Quattrocento: il sottotetto, integrandosi con le testimonianze architettoniche ancora visibili, illustra le trasformazioni dell’edificio nel corso dei secoli con il supporto di tecnologie multimediali.

PRENOTA UNA VISITA

Tutti gli ospiti di Maison du Tatà possono beneficiare di una tariffa ridotta per la visita.

Per maggiori informazioni su costi, orari e su come raggiungere il castello consulta la pagina dedicata sul sito ufficio del turismo in Valle d’Aosta.

Noi, ti aspettiamo a MdT !

Cordialmente

Chiara N. 🤍

 

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    UNA VACANZA ECOSTENIBILE, UNA VACANZA IN E-BIKE

    L’interesse verso i mezzi elettrici cresce di anno in anno e la bicicletta elettrica sta rivoluzionando il mondo della mobilità sostenibile, anche in vacanza. Queste biciclette di ultima generazione sono dotate di pedalata assistita grazie ad un leggero motore elettrico, supportando così il ciclista anche nei tratti più faticosi. Un modo nuovo di praticare la mountain-bike: un’attività adatta a chiunque ami scoprire angoli di natura incontaminata, vivere avventure su due ruote fuori città e pedalare senza fatica anche quando i dislivelli sono importanti.

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    Fonte Ride the Planet

    Antey apre le porte alla magia della bicicletta elettrica

    Antey sta al passo coi tempi e promuove l’ecosostenibilità, offrendo a partire dal prossimo mese di maggio, un campo base per il turismo su due ruote di bike adventures. Non solo noleggio di e-bike ma molto di più: Ride the Planet è una vera e propria base operativa per i professionisti e i neofiti del mondo della mountain-bike tradizionale e della e-bike. Un luogo in cui trovare assistenza meccanica, servizio navetta, guide mtb certificate e punto informazioni per scoprire percorsi dedicati a ogni livello di conoscenza del mondo e-bike.

    Una guida mtb non è solo un istruttore, è un compagno di viaggio che racconta i luoghi che attraversa e le persone che incontra, è un’immersione nella natura e nel vissuto delle nostre montagne. L’istruttore è colui che consiglia e segue le prime pedalate di chi si cimenta per la prima volta in questa attività; è l’amico che accompagna tutta la famiglia su strade sterrate per raggiungere un lago cristallino ai bordi del quale mangiare il pranzo al sacco; è l’allenatore che sprona chi ama spingersi oltre i propri limiti e sentire l’adrenalina scorrere nelle vene.

    bici montagna cervino sul lago attività per famiglia
    Fonte Ride the Planet

    Maison du Tatà è partner di Ride the Planet, ne condivide l’anima green e l’amore per la Valle d’Aosta e per le montagne che la circondano. Per i clienti di MdT la partnership prevede bike tours con guide certificate e staff con esperienza e competenze di altissimo livello, acquisite in decenni di attività sui percorsi dell’arco alpino e del centro-nord Italia. I nostri ospiti godono di tariffe preferenziali e della possibilità di prenotare l’e-bike al momento del check-in in struttura o in sede di prenotazione dell’appartamento sul nostro website; inoltre la sede di Ride the Planet è comodamente raggiungibile a piedi (si trova a soli 100 metri da MdT) dal sentiero che affaccia sul nostro giardino.

    Esperienze per tutti e per tutti i gusti!

    La Valle d’Aosta è attraversata da numerose strade sterrate che permettono di organizzare escursioni di differenti livelli di difficoltà, dalla semplice gita di mezza giornata, all’escursione giornaliera ovvero all’esperienza full immersion con tour e-bike plurigiornalieri.

    La vallata del Cervino è un’esperienza unica e un’avventura da togliere il fiato

    Gli appassionati esperti di e-bike troveranno acido lattico per i propri muscoli, panorami da lasciare senza fiato e ricordi indelebili da portare a casa.

    noleggio e-bike monte cervino
    Fonte Ride the Planet elicottero di Air Zermatt

    L’esperto team di Ride the Planet garantisce:

    ✅ L’esclusività dell’helibike con partenza da Antey.

    ✅ Il brivido di pedalare in estate sul ghiacciaio del Plateau Rosa.

    ✅ L’unicità di 7.000 metri di riding con tre discese ai piedi del nobile scoglio d’Europa, il Cervino.

    ✅ L’internazionalità di spostarsi su percorsi tra Zermatt e Cervinia.

    ✅ L’accessibilità a sentieri che si diramano in boschi di conifere e latifoglie e tra pietraie che sfiorano i 3.000 metri.

     

    Cosa mettere nello zaino per un’escursione in e-bike

    Generi di conforto: una scorta di acqua (consigliamo almeno 1 litro in una borraccia termica plastic free), qualche barretta energetica o un sano pranzo al sacco per le escursioni più lunghe.

    Attrezzatura tecnica: giacca antivento e antipioggia, maglia di ricambio, copertura antipioggia per lo zaino (anche un banale sacchetto di plastica può andare bene), dispositivo gps o mappa, torcia (meglio se da casco o da manubrio).

    Manutenzione: esistono in commercio pratici e ben organizzati kit di primo intervento oppure è possibile noleggiarli.

    Emergenza: controllare il livello di carica della batteria del cellulare ed eventualmente portare con sé una power bank, documento d’identità, kit di primo soccorso, fazzoletti di carta, fischietto di segnalazione.

     

    Cosa trovi a Maison du Tatà

    🏡 Ricovero custodito per la tua e-bike

    🏡 Tubo dell’acqua per la pulizia della tua e-bike

    🏡 Lavanderia attrezzata con lava-asciuga

    🏡 Giardino per lo stretching e il relax post escursione

    🏡 Studio “Il Massaggio” per dare sollievo ai tuoi muscoli

     

    Prenota il tuo appartamento e il ritiro della tua e-bike,
    lo staff di Ride the Planet preparerà e riserverà l’e-bike per te.

    Ti aspettiamo a Maison du Tatà per montare in sella e scoprire gli itinerari in bici della Valtournenche!

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      Alla scoperta del Parco Naturale del Mont Avic

      Il Mont Avic (3006m) è una cima delle Alpi Graie che si trova al confine tra i due comuni valdostani di Champdepraz e Chambave. La montagna dà il nome all’omonimo Parco Naturale Mont Avic, l’unico parco regionale della Valle d’Aosta. Istituito nel 1989 per preservare le risorse naturali della Val Chalamy, dal 2003 comprende anche l’alta valle di Champorcher con il Lago Miserin e le praterie di Dondena. Il Parco si estende attualmente per oltre 5.700 ettari, arrivando così a toccare i confini nord-orientali del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

      Caratterizzato da un’ampia varietà ambientale, il Parco Naturale del Mont Avic rappresenta un territorio di grande importanza scientifica e vanta particolarità interessanti dal punto di vista paesaggistico, floristico e faunistico. Molto importanti anche i complessi aspetti geomorfologici e orografici che hanno da sempre protetto il Parco limitando le attività agropastorali e il turismo di massa. Sebbene il Parco sia accessibile tutto l’anno, l’estate è senza dubbio il periodo ideale per visitarlo. In questa stagione è infatti possibile ammirarne i paesaggi incontaminati, percorrerne i sentieri immersi nella natura selvaggia, e imbattersi in specie animali e vegetali poco diffuse.

      La flora del Parco

      Le due valli che formano il Parco Naturale del Mont Avic presentano caratteristiche molto differenti. La Val Chalamy è pressoché priva di pascoli e dominata da paesaggi aspri, rocciosi e boschivi dovuti alla presenza di abbondanti serpentiniti. La Valle di Champorcher presenta invece paesaggi più distesi ricchi di pascoli e dalla flora variegata, influenzata dalla presenza di calcesisti.

      Generalmente parlando, la flora del Parco è influenzata dalla presenza di oltre 30 laghetti e numerose zone umide. Insolita rispetto alla flora presente nel resto della regione è la foresta di pino uncinato, una particolare conifera dai rami grigio-bruni. All’estremità nord-orientale dell’area protetta è presente una delle poche aree della regione ricoperta da faggi, sostituiti nelle aree meno umide dai pini silvestri maggiormente resistenti agli ambienti aridi. Gli splendidi paesaggi suggestivi e incontaminati del Parco ospitano anche numerose specie vegetali ormai rare o in via di scomparsa sulle Alpi.

      La fauna del Parco

      Il Parco Naturale del Mont Avic ospita tutti i mammiferi e gli uccelli presenti sulle Alpi tra cui lo stambecco, la lepre, la civetta, l’aquila reale e molti altri. Le specie silvicole sono particolarmente numerose nella Val Chalamy, mentre quelle tipiche degli ambienti di alta quota sono più presenti nell’alta Valle di Champorcher. In tutto il Parco sono state segnalate oltre 120 specie di uccelli, la maggior parte delle quali nidificanti, e diverse coppie di rapaci diurni. La notevole varietà ambientale del Parco determina un’elevata biodiversità di insetti: sono infatti state individuate oltre 1.100 specie di farfalle e oltre 130 specie di coleotteri, molte delle quali mai segnalate prima in Valle d’Aosta.

      Attività nel Parco

      Il Parco Naturale del Mont Avic offre ai visitatori la possibilità di svolgere numerose attività.

      Escursioni

      Il Parco e i suoi immediati dintorni ospitano numerosi itinerari escursionistici, effettuabili anche con l’accompagnamento di Guide escursionistiche e Guide alpine. Tra i vari percorsi disponibili (trovate la lista completa qui) si segnalano:

      • L’itinerario rosso della rete sentieristica “Giroparchi” che collega il Parco Naturale del Mont Avic al Parco Nazionale del Gran Paradiso;
      • I tour dei laghi di Champdepraz e Champrocher;
      • Gli itinerari percorribili con racchette da neve (limitati perché si svolgono in un periodo delicato per la sopravvivenza di alcune specie animali);
      • I sentieri guidati attrezzati con targhette illustrate (trovate la lista completa qui).

      Arrampicata e scialpinismo

      Il Parco presenta numerosi itinerari lunghi e complicati con difficoltà valutata in EE (clicca qui per maggiori informazioni sulla classificazione degli itinerari escursionistici). Si raccomanda pertanto di attenersi alle indicazioni e di non uscire dalle aree segnalate, anche per evitare di disturbare gli animali.

      Torrentismo

      Il canyoning è consentito nei dintorni del torrente Chalamy. Seguendo gli impervi tratti dei corsi d’acqua montani è possibile imbattersi in cascate mozzafiato, scivoli naturali e limpide pozze.

      Fotografia naturalistica

      È importante attenersi alle norme di comportamento in modo da evitare l’alterazione della flora o il disturbo della fauna. In particolare, è opportuno evitare di avvicinare i giovani esemplari di uccelli e mammiferi. Il Parco promuove spesso corsi di fotografia naturalistica con esperti.

      Punti panoramici

      Il progetto Giroparchi comprende diversi punti panoramici – attrezzati con pannelli informativi e binocoli – situati nelle seguenti località: Pra Oursie e Lac Blanc (Champdepraz); Lac Muffé, Cimetta Rossa, Dondena e Miserin (Champorcher).

      Attività didattiche

      Nel corso degli anni il Parco ha aderito a numerosi progetti didattici, informativi e di educazione ambientale. Oggi ospita un laboratorio all’aperto, diversi laboratori didattici e una biblioteca naturalistica. Offre inoltre ai giovani la possibilità di svolgere tirocini e attività di ricerca, e di prendere parte a progetti collettivi internazionali.

      Centri Visitatori nel Parco

      Informazioni utili, cartine e altri materiali sul parco possono essere richiesti nei due Centri Visitatori di Champdepraz e di Champorcher.

      Il Centro Visitatori di Champdepraz – situato il località Chevrère nel villaggio di Covarey – comprende:

      • un Info Point dov’è possibile visionare filmati e fotografie del Parco, richiedere informazioni e materiali, e consultare pubblicazioni naturalistiche;
      • un museo naturalistico con percorsi interattivi dedicato ai diversi ambienti del Parco;
      • una sala polivalente per attività didattiche, mostre e conferenze;
      • un plastico in scala che riproduce fedelmente il parco e i suoi confini, sentieri e boschi.

      Un distributore esterno mette a disposizione diverso materiale cartaceo anche in orari o periodi di chiusura del Centro. Per maggior informazioni è possibile contattare il Centro via telefono (0125 960668) e via mail (centrovisitatori@montavic.it).

      Il Centro Visitatori “Villa Biamonti” di Champorcher – situato il località Château – è stato realizzato recuperando una vecchia dimora turistica costruita nei primi anni del 20° secolo. La nuova struttura, progettata con criteri antisismici, è composta da materiali a basso impatto ambientale e utilizza fonti rinnovabili. Al suo interno si trovano un Info Point, una sala di accoglienza e un’ampia parte espositiva con foto, reperti e attività interattive relative alle geomorfologia, alla flora e alla fauna del Parco. In caso di chiusura del Centro è possibile rivolgersi all’Ufficio del Turismo di Pont-Saint-Martin via telefono (0125 804843), via fax (0125 801469) e via mail (pontsaintmartin@turismo.vda.it).

      Come arrivare

      La sede del parco si trova in frazione La Fabrique (Champdepraz). È possibile accedere al territorio del parco sia da Champdepraz che da Champrocher:

      • da Champdepraz: uscire al casello autostradale di Verrès e immettersi sulla statale n°26 in direzione Aosta. Quindi proseguire superando il ponte sulla Dora Baltea fino a La Fabrique, sede dell’Ente Parco e di uno dei due Info Point.
      • da Champrocher: uscire al casello autostradale di Pont Saint Martin e proseguire verso Hône e Champrocher, quindi verso Petit Mont Blanc. Da Petit Mont Blanc è possibile raggiungere anche Dondena, il Lago Miserin, il Lago Muffé e il Colle del Lago Bianco.

      Per maggiori informazioni sulle attività, le escursioni, le norme di comportamento e i progetti attivi potete consultare il sito ufficiale del Parco.

      Camminata sulle tracce del Ru du pan perdu di Antey

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      Dal pizzale A. Rolando di Antey-Saint-André, a poco più di 5 min a piedi da Maison du Tatà, si può intraprendere l’itinerario alla scoperta del Ru du pan perdu, l’antico acquedotto che portava le acque del torrente Marmore verso i campi aridi della media Valle.

      Non si sa esattamente in che anno sia stato costruito questo canale. Il vicino Ru du pan perdu di Châtillon risultava già esistente nel 1325, per cui si può dedurre che anche il ru di Antey risalga più o meno allo stesso periodo. La maggior parte degli studiosi colloca infatti lo svolgimento dei lavori di realizzazione del ru tra il 13° e il 14° secolo.

      Oggi le splendide arcate medievali di questo acquedotto dismesso si possono raggiungere con una breve passeggiata di circa 30 minuti. Scopriamo quindi qualcosa di più su questa imponente opera.

      Origine del termine ru du pan perdu

      Il termine ru identifica un canale irriguo di piccola portata costruito in ambiente alpino. Il compito di tale canale è portare il flusso d’acqua dei torrenti delle valli laterali verso i terreni agricoli della valle centrale. Queste strutture sono presenti in numerose regioni alpine italiane, svizzere e francesi, ma il termine ru indica soltanto quelle della Valle d’Aosta e del Piemonte. Altrove, queste opere vengono definite in vari modi: Waale, Léc o Léz in Alto Adige; bisses, Suonen e Flurbewässerung in Svizzera; canali nel Briançonnais.

      I principali ru della Valle d’Aosta sono stati costruiti tra il 13° e il 15° secolo, e alcuni vengono tuttora mantenuti efficienti da personale specializzato. Gli acquedotti abbandonati e non più funzionanti vengono invece definiti ru du pan perdu, letteralmente “canali dal pane perso” o ru mort, a causa della loro antichità e dello stato di degrado in cui versano.

      A cosa servivano i ru?

      I ru hanno avuto e hanno tuttora un ruolo fondamentale nell’economia valdostana. Hanno infatti consentito e facilitato la coltivazione dei terreni aridi, cioè quelli esposti a scarse precipitazioni o troppo in pendenza per riuscire a trattenere l’acqua. La loro gestione e manutenzione era affidata a figure specializzate chiamate “controllori” o “custodi delle acque”. Essi si occupavano dell’apertura delle chiuse e della distribuzione dell’acqua tra i vari appezzamenti. La maggior parte dei ru della regione sono stati intubati nel corso del 20° secolo. Solo una minoranza di questi sono stati convertiti in sentieri per escursionisti grazie alla loro posizione “privilegiata” lungo tracciati panoramici.

      Nella Valtournenche, i due ru maggiormente visibili e apprezzati sono proprio i sopraccitati Ru du pan perdu di Châtillon e di Antey-Saint-André. In particolare, il Ru du pan perdu di Antey conserva ancora le caratteristiche arcate addossate alla montagna, mentre si è persa ogni traccia del vecchio alveo. La sua scomparsa dipende probabilmente dall’antica usanza di mettere a coltura i tratti di ru non più utilizzati. Tale usanza era giustificata dalla necessità di sfruttare anche il più piccolo pezzo di terra coltivabile.

      Itinerario per il Ru du pan perdu di Antey

      È possibile seguire l’itinerario alla scoperta del Ru du pan perdu di Antey-Saint-André partendo dal piazzale A. Rolando, adiacente all’ufficio informazioni turistiche, e immettendosi sul sentiero escursionistico n°105. Questa piacevole passeggiata si svolge attraversando un fresco bosco di latifoglie e diversi luoghi di interesse. Si segnala in particolare il villaggio di Grand Moulin dove si trova, ancora ben conservato, un mulino anticamente alimentato dalle acque del Marmore. La parte finale del sentiero, non sempre ben visibile, porta direttamente ai pilastri che reggono il tracciato del ru, zona da cui è possibile osservare un gradevolissimo scorcio sul borgo di Antey.

      L’itinerario, che può essere percorso tutto l’anno, dura circa 30 minuti e presenta un dislivello di 175m, risultando quindi perfetto anche per i bambini e i meno allenati. Maggiori informazioni sul percorso sono disponibili a questo link. Non ci resta che augurarvi buona scoperta!

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      Il Castello di Fénis, gioiello medioevale della Valle d’Aosta

      A Fénis, circa 20 km da Antey-Saint-André, si trova uno dei castelli medievali meglio conservati d’Italia. Parliamo del Castello di Fénis, una delle maggiori attrazioni turistiche della Valle d’Aosta, nonché gioiello architettonico che richiama immediatamente la storia e l’arte medioevale. Il Castello di Fénis era tra le mete primaverili che vi avevamo consigliato in questo precedente articolo. Scopriamo ora qualcosa in più sulla sua storia e architettura.

      Le origini del Castello di Fénis

      A differenza di altri manieri della Valle d’Aosta, edificati in cima a promontori rocciosi per scopi bellici e di protezione, il Castello di Fénis si trova a valle in un punto privo di difese naturali. Appartenuto per secoli alla nobile famiglia Challant, il maniero veniva utilizzato come sede amministrativa e di rappresentanza. Il suo scopo era infatti quello di ostentare la ricchezza della famiglia. Non si sa esattamente in che anno la famiglia Challant iniziò a dimorarvi. Il Castello venne menzionato per la prima volta in un documento del 1242 come proprietà di alcuni fratelli appartenenti alla famiglia, tra cui il Visconte di Aosta Gotofredo di Challant. Quel che è certo è che la famiglia Challant rimase proprietaria del maniero fino al 1716, anno in cui lo cedette al Conte Baldassarre Castellar di Saluzzo Paesana.

      La struttura architettonica del Castello

      L’attuale aspetto del Castello di Fénis si deve ai numerosi lavori di costruzione effettuati nel corso dei secoli. I più importanti vennero realizzati nel 14° secolo da Aimone di Challant, il quale dotò il maniero delle caratteristiche torrette angolari e della doppia cinta muraria merlata che costituiscono tuttora gli elementi più scenografici dell’intera architettura. Altri lavori riguardarono l’ampliamento del cortile centrale e la costruzione di un secondo piano. Al termine delle varie ristrutturazioni, il Castello si presentava con un perimetro di forma pentagonale al cui suo interno si trovavano il cortile ricco di affreschi e il corpo centrale composto da quattro piani.

      Il seminterrato ospitava le cantine e le prigioni. Il pianterreno si sviluppava attraverso la sala d’armi, la dispensa e la cucina dotata di un grosso camino. Il primo piano, abitato dai nobili proprietari, ne ospitava le rispettive stanze oltre a una cucina nobile, una sala da pranzo, un tribunale e una cappella. Infine, il secondo e ultimo piano era destinato alla servitù, ai soldati e agli ospiti.

      Il declino del Castello

      La morte di Bonifacio I nel 1426 segnò l’inizio della fase di declino economico della famiglia Challant-Fénis. Declino che si rifletté inevitabilmente anche sul Castello, che da quel momento venne trascurato. Per oltre due secoli e mezzo il maniero non venne né ampliato né modificato nella struttura, e gli unici lavori che vennero effettuati furono limitati alla realizzazione o modifica di alcuni affreschi. Nel 1716 Giorgio Francesco di Challant-Châtillon vendette il Castello al Conte Baldassarre Castellar di Saluzzo Paesana nella speranza di poter ripagare gli ingenti debiti della famiglia. Il maniero passò quindi da una proprietà all’altra fino a cadere in uno stato di totale abbandono. Venne addirittura spogliato del mobilio e trasformato in abitazione rurale: le regali sale del pianterreno vennero adibite a stalle, mentre le decorate stanze da letto al primo piano diventarono un fienile.

      Il recupero del Castello

      Il recupero del Castello di Fénis iniziò solo nel 1895 quando l’ultimo proprietario Alfredo d’Andrade cedette il maniero allo Stato Italiano, che lo dichiarò monumento nazionale l’anno seguente. Partì quindi una prima campagna di lavori volta ad arrestare il degrado del Castello con la messa in sicurezza dei muri, il rifacimento dei tetti, il restauro di solai e serramenti e l’apertura di una nuova strada di accesso a est. Una seconda campagna di restauri avviata pochi anni dopo arricchì le stanze – svuotate del mobilio originale – con una serie di mobili reperiti sul mercato dell’antiquariato, la maggior parte di origine valdostana.

      Prenota una visita

      Oggi il Castello di Fénis è proprietà dell’amministrazione regionale della Valle d’Aosta ed è visitabile su prenotazione (tutto eccetto il secondo piano). Una guida esperta vi accompagnerà spiegandovi storia, curiosità e segreti dello splendido maniero. Tutti gli ospiti di Maison du Tatà possono beneficiare di una tariffa ridotta per la visita. Per maggiori informazioni su costi, orari e su come raggiungere il Castello si prega di consultare la pagina dedicata sul sito ufficio del turismo in Valle d’Aosta.